Le origini della Scienza Moderna

Su gran parte dei libri di storia del pensiero scientifico, si trova scritto che la Scienza, questa grandiosa disciplina, nacque nel periodo rinascimentale ad opera di pensatori come Galilei, Bacone, Cartesio e Newton.

In verità, non è andata proprio così.

Come magistralmente esposto dal fisico, filologo e storico della scienza Lucio Russo nel suo libro intitolato “La rivoluzione dimenticata”, fu nell’epoca ellenistica che ebbe inizio la Scienza, intesa nel senso odierno del termine, grazie soprattutto all’opera di indagine della natura attuata da uomini come Euclide, Archimede, Erarstotene, Aristarco di Samo ed altri ancora.

Ma com’è possibile che una simile genesi venne completamente dimenticata?

Per quale motivo noi crediamo che la Scienza sia nata nel Rinascimento?

A rispondere alla prima domanda ci pensa ancora il nostro Lucio Russo, il quale argomenta che un primo, duro colpo contro il neonato metodo scientifico venne inferto dagli Scettici, i quali andavano propugnando, in accordo con le loro tesi sulla natura della conoscenza umana (l’uomo non è in grado di giustificare i propri giudizi in ambito conoscitivo), che per quanto concerne i concetti e le opinioni riguardo gli enti della natura, siano essi corporei od incorporei, si deve sospendere il giudizio, in greco epochè.

Unitamente a ciò, la conquista romana dei regni ellenistici portò alla distruzione della maggior parte dei centri culturali, provocando così la morte definitiva della scienza ellenistica, la cui memoria cadde nell’oblio, grazie anche al sopravvento dei pensatori Aristotelici che, con il loro dogmatismo, impedirono qualsiasi recupero dell’antica rivoluzione scientifica.

Rispondendo, invece, alla seconda domanda, ecco spiegato il motivo per cui generalmente si crede che la Scienza sia nata nel Rinascimento: in quest’epoca, ad opera di numerosi filosofi e scienziati, si ebbe un recupero, seppur a volte inconsapevole, degli assunti concettuali (e pure di alcune scoperte e conoscenze) della scienza ellenistica.

Temporalmente, ci collochiamo in un periodo che va dal 1500 circa al 1750: quest’epoca viene definita col nome di Rivoluzione Scientifica, proprio perchè in questi secoli si verificherà la (ri)nascita della Scienza.

Il primo uomo che diede il via a questa rinascita fu l’astronomo polacco Niccolò Copernico, il quale propose, in vece del modello geocentrico, che poneva la Terra al centro dell’universo con le stelle e i pianeti che le ruotavano intorno, il modello eliocentrico, dove era il Sole ad essere al centro di tutto, sfidando apertamente lo status quo imposto dall’Aristotelismo (con il beneplacito della Chiesa Cattolica, che aveva adottato questa visione della Filosofia della Natura come ortodossa ed in accordo con le Sacre Scritture).

Manco a dirlo, il modello eliocentrico fu fortemente avversato dalla Chiesa, ma nel giro di un secolo circa venne accettato come scientificamente valido.

Ma la rivoluzione copernicana ebbe anche un altro esito, ancor più grande: avviò il motore della Scienza Moderna.

Keplero e Galilei, appoggiando la visione eliocentrica, diedero ulteriori prove della sua scientificità, il primo enunciando le tre leggi del moto planetario (la prima legge specificava che le orbite planetarie erano ellittiche, e non circolari come previsto da Copernico, mentre le altre due specificavano la velocità di tali orbite), mentre Galilei, migliorando il telescopio, fece importanti scoperte astronomiche (le lune di Giove, lasuperficie irregolare della Luna,..) che servirono come prove indirette della visione copernicana.

Ma il buon Galileo Galilei, insieme alla Rivoluzione Scientifica, non si fermò qui: il motore, ormai, funzionava a pieno ritmo.

Galileo, infatti, portò importanti contributi anche alla meccanica, enunciando la legge della caduta libera, secondo la quale i corpi in caduta libera verso la Terraviaggiano allamedesima velocità, indipendentemente dal peso corporeo.

Tutti questi risultati vennero raggiunti da Galileo grazie all’utilizzo di due accorgimenti, che saranno determinanti sia per la nascita del metodo scientifico sia per il futuro sviluppo della Scienza stessa: l’uso della matematica per descrivere il mondo fisico e il sottoporre le ipotesi a controllo sperimentale (idea, quest’ultima, che segnò la nascita dell’approccio empirico nella Scienza).

Sulla scia delle scoperte scientifiche e delle riflessioni epistemologiche operate da Galileo, il matematico e filosofo Cartesio, dopo aver illustrato e sistematizzato nella sua opera Discorso sul metodo le prerogative del nuovo metodo conoscitivo che si andava delinenando, sviluppò la cosiddetta Filosofia Meccanicistica, una posizione interna alla Filosofia della Natura, la quale asseriva che il mondo fisico è formato da particelle inerti in interazione tra loro.

Tale visione non solo determinò la fine dell’Aristotelismo, ma fu anche accettata come la visione scientifica ortodossa (e, di riflesso, dominante) nella seconda metà del 1600.

Anche se ormai superata, gli echi di questa visione si odono ancor oggi nel mondo della Scienza.

Infine, ecco giungere l’ultimo interprete di questo periodo così fruttuoso per la conoscenza umana: lui, il Re della Scienza, sir Isaac Newton.

Lo scienziato (o, come lui stesso si definiva, filosofo della natura) proseguì la Filosofia Meccanicistica, cercando di correggere le leggi dei moti delle particelle che erano stati enunciati da Cartesio: Newton riuscì nell’impresa dando vita alle tre leggi del moto ed al principio di gravitazione universale, definendo così la visione scientifica ortodossa che dominerà la Scienza per i prossimi 200 anni, fino all’avvento della Teoria della Relatività e della Teoria della Meccanica Quantistica, le quali metteranno alla berlina la visione newtoniana dell’universo per quanto concerne il mondo degli oggetti molto grandi ed il mondo subatomico.

Siamo giunti alla fine di questo viaggio, dove abbiamo esplorato la nascita della Scienza Moderna, operata perlopiù all’interno della Fisica e dell’Astronomia.

Anche le altre scienze, quali la Biologia, videro al loro interno grandi rivoluzioni che ne determinarono la scientificità (Teoria dell’Evoluzione per Selezione Naturale di Darwin e la scoperta del DNA da parte di Watson e Crick), fino a giungere all’ultima grande rivoluzione scientifica, la Rivoluzione Informatica, che promette di aprire all’uomo le porte di nuovi mondi tutti da esplorare.

BIBLIOGRAFIA

La rivoluzione dimenticata, di Lucio Russo – Edizione Feltrinelli (1996)

Il primo libro di filosofia della scienza, di Samir Okasha – Edizione Einaudi

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