Il lato oscuro del cervello: la Glia

Uno sguardo generale

Non di soli neuroni è composto il cervello.

Questa frase dal richiamo biblico è molto significativa, per ben due motivi: il primo è che il Sistema Nervoso Centrale è formato in larga parte non da cellule neuronali, bensì da cellule gliali, il secondo è che queste ultime sembrano avere un ruolo sempre più da protagoniste nel teatro del funzionamento cerebrale.

Ma andiamo per gradi: che cosa sono le cellule gliali?

Vengono definite tali tutte le cellule cerebrali che non sono neuroni. Stando alle ultime stime, pare che il numero di questi mattoncini raggiunga le mille miliardi di unità! Un numero stravagante, dieci volte maggiore rispetto a quello dei ben più conosciuti (e considerati) neuroni.

Mentre le cellule neuronali rassomigliano a degli alberi in miniatura, provvisti come sono delle loro radici (assone) e delle loro ramificazion (dendriti), le cellule gliali non possiedono né gli uni nè gli altri, presentando altresì dimensioni minute e tondeggianti, anche se alcune di esse denotano una certa plasticità nell’aspetto.

Ma quante e quali sono queste cellule?

cellule glia

Astrociti

Gli astrociti sono le cellule gliali più diffuse nel cervello e si trovano solo nel Sistema Nervoso Centrale.

Devono il loro nome alla caratteristica forma a stella, dovuta alle numerose ramificazioni (da cui il suffisso “astro”).

La loro funzione principale è quella di mantenere, tra un neurone e l’altro, un ambiente chimico adeguato all’attività sinaptica, ovvero alla trasmissione nervosa che permette ai neuroni di comunicare.

Come fanno a svolgere tale compito?

Ebbene, gli astrociti regolano la diffusione dei neurotrasmettitori (i messaggeri chimici utilizzati dalle cellule neuronali per comunicare), assorbendo quelli in eccesso, e pure la concentrazione degli ioni potassio.

Pensavi che fosse finita qui? Spiacente deluderti, ma ti sbagli di grosso.

Gli astrociti possono andare ad influenzare la crescita o la degenerazione dei neuriti, siano essi assoni oppure dendriti (io intanto ho fatto la rima…).

C’è, infine, un ultimo, interessante aspetto da considerare: per molto tempo, i neuroscienziati hanno ritenuto che questo tipo di cellule gliali fosse muto come un pesce, ovvero che non comunicasse in alcun modo. Ricerche recenti, però, hanno rivelato che la situazione è ben lungi dall’essere così: gli astrociti comunicano, eccome se comunicano! Solo che utilizzano un sistema differente: anzichè servirsi dei neurotrasmettitori, queste cellule della Glia preferiscono optare per gli ioni calcio.

Proprio così! Quando gli astrociti hanno bisogno di dirsi qualcosa, lo fanno attraverso un flusso di ioni calcio, per i quali, oltretutto sono provvisti di specifici recettori, cioè di siti specifici con cui legare il messaggero alla membrana plasmatica.

Oligodendrociti

Anche gli oligodendrociti sono limitati al solo Sistema Nervoso Centrale, nel quale sono ben riconoscibili per la caratteristica forma a “ragno”, con lunghe estensioni che vanno a legarsi agli assoni neurali.

Nelle zone di legame, gli oligodendrociti creano un rivestimento laminare di natura lipidica, detto mielina, che va ad avvolgere, come deducibile, gli assoni.

Perchè?

Perchè in questo modo, grazie allo strato di mielina, viene aumentata la velocità di conduzione del segnale elettrico che viaggia all’interno del neurone.

Noi sappiamo, però, che questo tipo di cellule gliali è diffuso solo nel Sistema Nervoso Centrale: e per quanto riguarda il Sistema Nervoso Periferico? Il segnale viaggia più lento? O c’è qualche altra cellula che svolge questa funzione in vece degli oligodendrociti?

Delle due, la seconda.

Nel Sistema Nervoso Periferico, ad occuparsi della mielinizzazione degli assoni sono le Cellule di Schwann, molto più piccole dei loro cugini che “vivono in centro”, tantochè un tratto assonico che può essere coperto da un solo braccio dell’oligodendrocita, in periferia è ricoperto da molte Cellule di Schwann sovrapposte l’una all’altra.

Prima di concludere bisogna però sottolineare una cosa molto interessante.

Avete presente la depressione?

Bene. Fino a poco tempo fa si pensava che essa fosse causata da bassi livelli di serotonina: in realtà, stando alle ultime ricerche neuroscientifiche, pare che l’abbassamento dei livelli di questo neurotrasmettitore sia dovuto alla perdita degli oligodendrociti. Una scoperta molto importante, che mette in luce come il disfunzionamento delle cellule gliali possa essere coinvolto in notevoli problematiche psichiche.

Microglia

La microglia è la parte più misteriosa ed oscura della Glia.

Di lei si sa molto poco, così poco che le sue esatte funzioni sono ad oggi in larga misura sconosciute.

Si può solo dire che sono le infermiere-spazzine (e anche un po’ trasformiste) del Sistema Nervoso Centrale: infatti, grazie al loro aspetto plastico, capace di mutare forma, esse sono in grado di divenire macrofagi e, in virtù di questo nuovo aspetto, sono in grado di fagocitare i neuroni danneggiati (i quali inviano segnali per avvisare queste cellule del loro problema) o gli scarti del rinnovamento cellulare.

La microglia, inoltre, durante lo sviluppo embrionale, svolge un ruolo di selettrice, andando cioè a modellare le sinapsi e, conseguentemente, i circuiti neurali, rimuovendo in maniera selettiva alcune parti dei neuroni sani, siano esse assoni o dendriti, al fine di rendere più efficienti le reti sinaptiche.

Cellule ependimiali

Ultime, ma non da ultime, vengono le cellule ependimiali.

Esse si trovano sulle pareti dei ventricoli cerebrali e, filtrando il plasma conteuto nei capillari ad essi vicini, vanno a formare il liquido cefalorachidiano (o cerebrospinale, che dir si voglia).

Oltretutto, grazie ai loro villi, determinano il movimento del liquor all’interno dei ventricoli stessi.

Durante lo sviluppo cerebrale svolgono pure una notevole funzione nel determinare la direzione della migrazione cellulare.

Considerazioni conclusive

Considerate per lungo tempo come semplici sostenitrici dei neuroni, come vere e proprie balie di questi ultimi, come collante necessario a tenere in piedi la rete neurale, le cellule gliari si stanno prendendo una sonora, seppur per ora silenziosa, rivincita.

Ed ecco svelato il significato del titolo dell’articolo.

La Glia è stata a lungo il lato oscuro, poco esplorato e considerato del cervello, e, paradossalmente, continua tutt’ora ad esserlo, nonostante le sempre più sorprendenti scoperte, anche se per un motivo differente: su di essa sapppiamo ancora poco, ma quel poco che concosciamo sembra prometterci di aprire strade sconosciute in grado di rivoluzionare la nostra comprensione del cervello, strade che, però, sono ancora immerse in una nebbia di mistero…in una zona oscura.

Il lato oscuro del cervello, appunto.

BIBLIOGRAFIA

Neuroscienze di Dale Purves, George J Augustine, David Fitzpatrick, William C. Hall, Anthony-Samuel Lamantia, L.E. White. – Edizione Zanichelli

Neuroscienze. Esplorando il cervello di Mark F.Bear, Barry W. Connors, Michael A. Paradiso. – Edizione Elsevier

Linx Magazine dicembre 2012, articolo “L’altra faccia del cervello”

APPROFONDIMENTI

Linx Magazine dicembre 2012, articolo “L’altra faccia del cervello” (https://issuu.com/linxedizioni/docs/linx_magazine_12)

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